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Pareva un destino

ISBN 978-88-98099-01-6

Nuovo prodotto

di Roberto Todisco

Collana diversa...mente

Dim.i 115 x 165 mm

Pagine 172

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Pareva un destino che un uomo con un nome così strano, Rutilio Namaziano, si ritrovi ad attraversare l’Italia in treno, da Roma (la città nella quale vive e lavora) fino al suo paese natale (Santo Stefano Belbo, nelle Langhe).
Pareva un destinoche Rutilio risalisse l’Italia così come aveva fatto secoli prima uno scrittore romano suo omonimo, che aveva raccontato nell’opera De Reditu Suo (il ritorno), il suo viaggio da Roma, appena saccheggiata dai Vandali, verso l’attuale Francia per sorvegliare i suoi possedimenti messi a rischio dalle invasioni barbariche.
Un viaggio per Rutilio che avviene durante le elezioni politiche italiane del 2008, pochi mesi prima che un altro crollo cominci: la crisi economica e la crisi culturale di un’intera nazione e di un intero continente.

Pareva un destino che nascere a Santo Stefano Belbo significasse incontrare una donna, da giovane, che ti sconvolge la vita leggendoti le poesie di Pavese e ti scava dentro con le parole di Melville

Pareva un destino che Rutilio Namaziano incontrasse sul treno una donna, una ricercatrice universitaria di letteratura latina (un altro destino tra i tanti che incrociano le vite di ciascuno di noi) che cura un progetto di recupero della memoria partigiana. Così un altro filo si riallaccia alla mente, suo padre, e un’altra storia si mostra: l’avventura del partigiano Ismaele durante la seconda guerra mondiale e il mondo della resistenza piemontese.

“Pareva un destino” e la “La luna e i falò” di Cesare Pavese.

di Wanda Spedaliere

Le atmosfere, i personaggi, gli eventi raccontati in una prosa semplice, ma nello stesso tempo densa di significati e pregnante, naturalmente mi hanno riportato a La luna e i falò, tanto che ho sentito la necessità di rileggerlo. I punti di contatto sono tanti,a cominciare dal protagonista che “bofonchia” come Bartley. Nello stesso tempo però, Rutilio e Anguilla sono profondamente diversi. Il viaggio di Anguilla è la testimonianza concreta di un vuoto che si rivela incolmabile e dello scollamento che c’è tra il suo passato e il presente; i due piani temporali non possono incontrarsi perché tra loro non c’è continuità ed è per questo che il percorso di Anguilla-Pavese necessariamente finisce. Rutilio, invece, stabilisce una continuità con il passato e,pur se in apparenza in alcuni tratti sembra abbandonarsi ad esso per sfuggire al presente,in effetti utilizza gli eventi del suo passato e dei suoi cari per dare sostanza al presente e ritrovare in essi una spinta al cambiamento. Insomma nel tuo romanzo, per fortuna, non leggo i segni di una sconfitta e della fine, ma intravedo la possibilità di un rinnovamento e soprattutto non la fine, ma l’inizio di un percorso. Un percorso che è iniziato nel migliore dei modi.

Un viaggio in treno: la scoperta del destino tra letteratura, storia e amore
di Antonio Fresa
Al lettore non apparirà un atto di superbia il mio rivolgergli, nel mentre mi appresto a presentare un romanzo, una domanda secca e senza rimedio: ricordi Rutilio Namaziano?
Sì, non avere dubbi pescando, con sforzo, nel ricordo degli studi, un nome che sfrecciò veloce, eppure lasciando una traccia tra la curiosità e la sorpresa.
Rutilio, costretto dagli eventi della storia ad un passo dal crollo dell’impero, fu spinto a lasciare precipitosamente Roma, per fare ritorno ai suoi possedimenti, siti nell’attuale Francia.
Il viaggio si rivelò avventuroso e amaro. Per raccontare le sue peripezie e le sue riflessioni, su un momento critico della storia personale e di quella romana in generale, Rutilio compose l’opera De Reditu Suo: la vicenda individuale si specchia in quella storica e ci indica l’inevitabile catastrofe.
Questa brevissima ricognizione ci introduce a un altro racconto, ad un altro viaggio e, con la stessa simpatia e sorpresa già espresse, ad un altro Rutilio Namanziano: il protagonista del romanzo di Roberto Todisco, Pareva un destino.
Un viaggio elettorale – non quello che il candidato compie nel suo collegio elettorale, resoconto che pure porterebbe ad altre memorie letterarie con nobili ascendenti nella nostra storia (Un viaggio elettorale, Francesco De Sanctis) – per andare a votare in occasione delle elezioni politiche italiane del 2008: da Roma, dove il novello Rutilio lavora come macchinista delle ferrovie – in realtà Rutilio non ama viaggiare in treno e in genere si serve di altri mezzi – fino al paese di origine, Santo Stefano Belbo.
Il lettore che si è sottoposto con gentilezza alla mia domanda d’apertura, inizierà ora a nutrire sospetti e a intravedere l’abile tessitura che l’autore ha costruito fra rimandi letterari di varia natura, la vicenda di Rutilio e la vicenda italiana che si prepara, in quegli anni se non in quei mesi, a una crisi ritenuta epocale.
Pareva un destino è, quindi, un romanzo che costringe a molti livelli di lettura, proponendo richiami ed echi che tengono insieme le origini della nostra democrazia e le vicende sentimentali – in senso largo – di un uomo che, facendo ritorno, ricostruisce anche le tappe essenziali della sua esistenza.
Il destino diventa tale al momento giusto, quando cioè tutte le azioni e gli eventi, che ci sembravano scomposti e sconnessi, acquistano un nuovo significato. Accade, quindi, un mutamento sostanziale nella nostra possibilità di leggere le cose della vita e, soprattutto, nella nostra predisposizione a immaginare il nostro futuro. La parola greca καιρός esprime la forza del destino quando essa si presenta senza più dubbio: l’occasione che mette ordine nel divenire.
«Non abbiamo nulla in comune coi viaggiatori, gli sperimentatori, gli avventurieri. Sappiamo che il più sicuro – e più rapido – modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel momento quest’oggetto ci sembrerà – miracoloso – di non averlo visto mai.» Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò
Pareva un destino, Santo Stefano Belbo, Melville (Bartleby in particolare): il mondo di Pavese si affaccia a più riprese e indica possibili percorsi.
La partenza da Roma ci presenta un uomo del nostro tempo, alle prese con un sottofondo emotivo fatto di vicende amorose chiuse e non chiuse mai del tutto.
Il ricordo di un amore fatto anche di poesia e di lettura non si è mai colmato in uno slancio affettivo del tutto convincente: la sospensione non aiuta a sognare.
Gli incontri, nello scompartimento del treno, gli mostrano uno spaccato della società italiana di questa strana epoca e lo costringono a ripensare il proprio passato e il rapporto con le proprie origini.
Partendo dal suo ingombrante nome, gli ostacoli del passato e delle storie mai accettate, si trasformano lentamente in un destino, in una possibilità di essere che superi il protettivo e quasi ossessivo detto di Bartebly (I would prefer not to).
Rutilio non avrebbe potuto mai prevedere che la donna, che entra nello scompartimento a viaggio già avviato, è una ricercatrice universitaria di letteratura latina – la storia di Rutilio Namaziano le è nota – che porta avanti un progetto per il recupero della memoria partigiana.
Incredibile, si direbbe. La memoria partigiana è ancora una volta il punto di contatto tra la storia personale di Rutilio e la nostra storia nazionale. I racconti del padre, del partigiano Ismaele, concorrono, infine, a rintracciare il filo della memoria e della vita stessa di Rutilio.
Ismaele: lo ricordate? è il narratore della vicenda di Moby Dick, della storia di un’ossessione, della storia, insomma, di un destino.
Rutilio Namanziano incontra il destino che gli mostra la sua vita sotto un’altra luce, con un’altra inclinazione.